Una sala metrologica non si spegne mai: come copriamo il 60% dei consumi con il fotovoltaico
Chi entra per la prima volta nel nostro laboratorio di collaudo di solito nota due cose: il silenzio e il fatto che la temperatura è sempre la stessa. A luglio come a gennaio, alle sette del mattino come alle undici di sera.
Non è un vezzo. Una quota misurata a ventidue gradi e la stessa quota misurata a venti sono due numeri diversi, e per certe tolleranze la differenza è tutt’altro che trascurabile. Il punto, però, è un altro: quella condizione non si ottiene accendendo la climatizzazione quando serve. Si ottiene tenendola accesa sempre. Di notte, nel fine settimana, ad agosto. Perché un ambiente che deriva durante la notte al mattino non è pronto: prima di poter misurare qualcosa di sensato servono ore di ristabilizzazione.
Il risultato è che il nostro consumo elettrico non scende mai davvero. Non è il profilo di un’officina che accende alle otto e stacca alle diciassette: è una linea piatta che non si interrompe. Con i prezzi dell’energia degli ultimi anni, quella è diventata la voce di costo più difficile da preventivare — e in un’azienda che vende ore di sala metrologica, un costo che non riesci a prevedere è un problema che prima o poi arriva sul preventivo del cliente.
Da qui l’intervento di cui vogliamo parlare: se il consumo è costante e non comprimibile, l’unica strada per riprendere il controllo è produrre in proprio. Nella nostra sede di Legnano abbiamo installato un impianto fotovoltaico da 77,4 kWp con sistema di accumulo, che oggi copre circa il 60% del fabbisogno energetico annuale dell’azienda.
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Finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU
Progetto realizzato nell’ambito del PNRR, Missione 7 “RepowerEU”, Investimento 16 – “Sostegno per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI”, con contributo a fondo perduto concesso da Invitalia a valere sul bando FER. CUP C35H25004210004. Dati completi del progetto.

Venti gradi, sempre: da dove nasce il consumo
Vale la pena spiegare con qualche numero perché quella temperatura non è negoziabile. La norma ISO 1 fissa a 20 °C la temperatura di riferimento per le misure dimensionali, e non è un valore simbolico: l’acciaio si dilata di circa 11-12 micron per metro per ogni grado centigrado. Su un pezzo da mezzo metro, uno scostamento di un solo grado sposta la quota di sei micron. Se la tolleranza da verificare è di ±10 µm, avete appena bruciato più della metà del margine senza che nessuno abbia toccato niente.
Ecco perché i nostri laboratori lavorano a temperatura costante e controllata e in isolamento dall’esterno, con oscillazioni contenute entro frazioni di grado. Ed ecco perché la climatizzazione, da sola, pesa come pesa.
Ma non è l’unica voce. Alla climatizzazione si sommano le macchine di misura in funzione, i compressori dell’aria per i cuscinetti, l’illuminazione della sala, i server che archiviano i report. Carichi diversi tra loro, accomunati dal fatto di essere quasi tutti continui. Il risultato è un profilo che non ha picchi drammatici né buchi: assorbe poco per volta, ma non smette mai. Ed è esattamente il tipo di carico su cui il fotovoltaico rende bene, a una condizione — che è il punto del prossimo capitolo.
Perché fotovoltaico e accumulo, insieme
La curva del sole e la curva del condizionamento estivo si assomigliano parecchio: il picco di irraggiamento arriva più o meno quando la climatizzazione lavora di più. In quelle ore l’energia prodotta sul tetto va direttamente in autoconsumo, senza passare dalla rete.
Il problema è tutto il resto della giornata. Dalle sei del pomeriggio alle otto del mattino i pannelli non producono, ma il laboratorio continua a chiedere energia esattamente come prima: è il “sempre” di cui parlavamo all’inizio. Un impianto senza accumulo, su un profilo così, regala alla rete metà di quello che produce e poi se lo ricompra di notte.
Da qui la scelta di affiancare all’impianto una batteria di accumulo. L’energia prodotta in eccesso durante il giorno non viene ceduta alla rete: viene messa da parte e restituita quando serve. È questo che porta la copertura del fabbisogno intorno al 60% annuo, un valore che con il solo fotovoltaico non sarebbe raggiungibile su un profilo di consumo come il nostro.
Che cosa cambia per chi lavora con noi
Un investimento sull’energia, in un’azienda come la nostra, non è una voce separata dalla qualità del servizio. Ha tre ricadute concrete.
Costi più prevedibili. Il servizio di misura conto terzi ha una componente energetica tutt’altro che trascurabile, proprio per via del condizionamento. Ridurre il prelievo dalla rete significa essere meno esposti alle oscillazioni del prezzo dell’energia, e quindi poter tenere i preventivi stabili nel tempo.
Continuità. Un ambiente di misura che mantiene le proprie condizioni senza interruzioni è un ambiente su cui si può programmare. Vale per i cicli automatici lasciati girare fuori orario e vale per le attività di calibrazione e verifica, dove le condizioni ambientali fanno parte a pieno titolo del bilancio di incertezza.
Requisiti di filiera. Sempre più committenti — automotive, aerospazio, energia — chiedono ai propri fornitori dati sulle emissioni e sui consumi. Chi ci commissiona una certificazione dimensionale oggi trova, dietro quel rapporto, un processo alimentato per larga parte da energia autoprodotta da fonte rinnovabile. È un dato che si può rendicontare.
Una scelta tecnica, non solo ambientale
Va detto senza retorica: l’intervento è nato da un ragionamento sui costi e sulla stabilità del processo, e l’effetto ambientale è la conseguenza, non il punto di partenza. Ridurre i consumi da fonte fossile attraverso l’autoproduzione era la strada più diretta per tenere sotto controllo una voce di spesa che negli ultimi anni era diventata difficile da prevedere.
Che poi le due cose coincidano — meno prelievi dalla rete, meno emissioni, più autonomia — è il motivo per cui questo tipo di investimento oggi viene sostenuto con risorse pubbliche.
Il progetto in sintesi
| Impresa beneficiaria | Fratelli Rotondi S.r.l. |
|---|---|
| Titolo del progetto | “Sostegno per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI” |
| Descrizione | L’intervento ha previsto l’installazione di un impianto fotovoltaico da 77,4 kWp, riducendo i consumi da fonti fossili attraverso l’autoproduzione da fonti rinnovabili con sistema di accumulo (batteria). Grazie all’integrazione della batteria di accumulo, il sistema consente di ottimizzare la gestione dell’energia autoprodotta, riducendo i prelievi dalla rete elettrica e permettendo all’azienda di coprire in totale autonomia circa il 60% del proprio fabbisogno energetico annuale. |
| Missione e investimento | PNRR – Missione 7 “RepowerEU”, Investimento 16 |
| CUP | C35H25004210004 |
| Agevolazione concessa | Contributo a fondo perduto pari a € 52.156,00 concesso da Invitalia a valere sul bando FER. |
Per informazioni sui nostri servizi di misura e controllo dimensionale potete contattarci: rispondiamo a ogni richiesta con una valutazione tecnica specifica sul pezzo e sulle tolleranze da verificare.


